Filippo Candio: il mondo del poker è come quello dei casinò, basta un attimo per cambiare la propria vita. Come racconta bene la storia di Chris Moneymaker al casinò, è possibile essere un signor nessuno e creare un boom della disciplina che è rimasto nella storia.
Ma anche avere una carriera pazzesca in pochi anni, per poi abbandonare tutto ma essere comunque icona della disciplina.
Il fenomenale Drive On
Ed è il caso di Filippo Candio, nato a Cagliari nel 1984, che ha smesso (o quasi) di giocare live da quasi 10 anni ma è comunque uno dei pokeristi italiani più celebri. Candio ha cominciato ad appassionarsi al poker da giovanissimo e, oltre che giocatore, è diventato blogger di settore ai tempi del boom, stringendo rapporti con le figure più in vista dell’ambiente come Luca Pagano e Dario Sammartino.
Il suo soprannome, “Drive On”, deriva dalla sua capacità di andare avanti anche con mani improbabili e contro ogni pronostico. Una caratteristica che gli è stata parecchio utile, sia online che quando ha deciso di mettersi alla prova nei tornei dal vivo.
Filippo Candio
Dopo qualche buon piazzamento tra 2007 e 2008 in tornei tra Italia ed Egitto, il nome di Candio diventa celebre a inizio 2009, quando il sardo partecipa al Main Event del campionato italiano di poker a Sanremo, tra i casinò italiani, un € 2,000 + 200 No Limit Hold’em.
Al tavolo finale, composto da 8 giocatori, Candio si ritrova a sfidare un già due volte vincitore delle World Serie of Poker come Max Pescatori, ma anche altri avversari di spessore come Niccolò “Luisgallo” Caramatti e Vincenzo Mandriota.
Candio campione italiano
Il cagliaritano è subito protagonista della prima eliminazione del tavolo, proprio quella di Pescatori. The Italian Pirate va all-in prima del flop con A-7 e il sardo chiama con K-Q. Al flop però tutto gira a favore di Candio, visto che sul tavolo compaiono una coppia di K e un 9, dando al classe 1984 un tris. Al 9 al turn trasforma quel tris in full, portando Pescatori all’eliminazione.
Il colpo successivo Candio lo fa al momento del gioco a tre, contro Mandriota e Fernando Cimaglia, che viene eliminato con una mano dominata da parte del sardo. L’uno contro uno finale è dunque con Mandriota e, abbastanza incredibilmente, dura appena tre mani. Al terzo flop dell’heads up, un 9-8-4, seguito da un 9 al turn, Candio fa all-in, Mandriota chiama e il cagliaritano con K-9 realizza il tris che gli regala il titolo di campione italiano, oltre a un premio da140mila euro.
Candio idolo di Las Vegas
Ma la fama a livello internazionale di Candio è legata a un’altra cavalcata leggendaria, quella durante il Main Event delle WSOP 2010. Ai tavoli del Rio Casinò di Las Vegas, tra 6 e 8 novembre, il sardo si ritrova al tavolo finale a nove giocatori del classico $ 10,000 World Championship - No Limit Hold’Em. Ma già nelle fasi eliminatorie, per la precisione al Day 8, Candio aveva scritto parte della storia delle WSOP. È il 17 luglio e sono in 27 a giocarsi uno dei nove pass per il tavolo finale.
L’italiano si ritrova al suo tavolo dei pessimi clienti, come Josep Cheong (che si qualifica anche lui) o Matt Affleck (che invece chiude in quindicesima posizione) e proprio contro Cheong gioca la mano che gli cambia la carriera. Lo statunitense, con lo stack più grande dei due e con in mano A-A, gioca pesante ma Candio, nonostante un 5-7, non si tira indietro. Il flop 5-6-6 lo lascia in svantaggio, con Cheong che va all-in.
Il cagliaritano chiama con quella che sembra una mossa disperata, come dimostra la sua “fuga” dal tavolo, con la consapevolezza di aver messo a rischio tutto. Ma poi per lui si concretizza un miracolo decisamente improbabile: una scala runner runner.
Prima un 8 al turn e poi un 4 al river ribaltano la situazione, con l’azzurro che comincia a esultare in una scena che è rimasta iconica, oltre a essere spesso citata (se la si guarda dal lato di Cheong) come una delle peggiori bad beat delle WSOP.
Candio ed i premi milionari
Anche grazie a quel piatto da 24 milioni, Candio entra a far parte dei leggendari November 9, in compagnia, oltre che di Cheong, di avversari come Michael Mizrachi e Jonathan Duhamel. Candio parte al sesto posto e gioca alcune mani importanti. La numero 30, contro il chipleader Duhamel, lo vede battere il canadese per un piatto da 31 milioni, ma ci sono anche un paio di bluff pazzeschi che riescono nell’impresa di far foldare giocatori a dir poco espertissimi.
L’italiano riesce a raggiungere le final four, ma a quel punto uno stack molto meno profondo degli altri tre rimasti al tavolo si fa sentire. Il cagliaritano rischia di nuovo, con un all-in in preflop, anche in questo caso contro Cheong. Ma stavolta le carte non vanno in suo soccorso e Candio chiude al quarto posto, il miglior piazzamento di un italiano nel Main Event delle WSOP prima del secondo posto di Dario Sammartino nel 2019.
E anche la vincita, quasi 3,1 milioni di dollari, è la più alta per un giocatore tricolore in un torneo dal vivo, prima di essere superata da quelle di Sammartino e Mustapha Kanit (il terzo posto alle WSOP Paradise nel 2024).
Filippo Candio patrimonio
E poi? Beh, poi Candio continua ovviamente a giocare, ma non ottiene risultati importantissimi, se non qualche vittoria nel circuito italiano. Come per Luca Pagano, le sue apparizioni ai tavoli dei casinò in cui si svolgono i tornei si diradano sempre di più anche nei casinò live, fino a fermarsi del tutto dopo l’aprile 2015. Il cagliaritano ha infatti deciso di abbandonare il poker dal vivo, preferendo l’imprenditoria, fondando una serie di start up e investendo in spazi di coworking.
Una scelta coraggiosa, un po’ come tutte quelle al tavolo da gioco che gli hanno permesso di raggiungere l’immortalità sportiva. Ma cosa sarebbe potuta essere la sua carriera se avesse deciso di continuare seriamente? Impossibile dirlo, ma basta pensare che al primo torneo live dopo quattro anni, a Nova Gorica, il sardo ha vinto.
E che spesso e volentieri, parlando del suo abbandono delle scene, ha sostenuto di poter tornare tra i primi 10 giocatori d’Italia, se solo volesse. Anzi, in un’intervista ha sparato alto, forse altissimo, spiegando che forse un giorno tornerà a giocarsi il Main Event delle WSOP. Quando? Quando tutti si saranno ormai dimenticati di lui. Ma considerando che 15 anni dopo si parla ancora della sua run al Rio Casinò di Vegas, complicato immaginare che questo oblio sia vicino…
*L'immagine di apertura è distribuita da Alamy.